Falerio

Nella provincia picena la coltivazione della vite risale a tempi remoti: secondo alcuni studiosi essa è anteriore alla conquista romana. Al centro delle vie per "Asculum" e "Firmum" era proprio situata "Faleria Augusta", opulenta città, cuore della produzione di ottime uve, tributaria all'annona di Roma per vino, grano, olio.

La millenaria storia del Falerio dei Colli Ascolani è già scritta nel nome, tipicamente romano, del vino che deriva dall'antica città di Faleria, diventata poi Falerio Picenus e, oggi, Falerone. Il Falerio dei Colli Ascolani, come i resti del teatro, dell'anfiteatro e del tempio romano che ancora si possono ammirare nella città di Falerone, costituisce la testimonianza vivente della fama che, fin dai tempi della Roma Imperiale, avevano i vini del Picenum. Le colline tra Falerone e Fermo, dove oggi si distendono i vigneti del Falerio, hanno visto il battesimo delle armi del famoso filosofo e oratore romano Cicerone che, a soli 18 anni, partecipò nelle armate di Pompeo Stradone, alla battaglia persa dai Romani contro l'esercito Piceno. Negli archivi del comune di Fermo si sono trovati cenni al vino di Faleria risalenti al XIII secolo, dove si rintracciano le prime testimonianze dell'adozione anche in loco, dell'antica tecnica del "vin cotto" che è sopravvissuta fino ad oggi, anche se limitata a piccole produzioni. Passerina e Pecorino, che entrano nell'uvaggio del Falerio insieme al Trebbiano, vantano una storia secolare. Sono due vitigni di antichissima tradizione e con decisa origine marchigiana.

Le uve destinate all'ottenimento del vino a denominazione di origine controllata Falerio devono essere prodotte nel territorio amministrativo della provincia di Ascoli Piceno e di Fermo idoneo alla coltura, con l'esclusione cioè dei terreni di fondovalle ed eccessivamente umidi e quelli ubicati ad una altitudine superiore ai 700 metri s.l.m. Questa zona lambisce la provincia di Macerata fino a raggiungere il mare. Il Falerio é stato riconosciuto DOC nel 1975.

 Vitigno

Trebbiano toscano dal 20 al 50%; Passerina dal 10 al 30%; Pecorino dal 10 al 30%, possono concorrere da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 20% tutti gli altri vitigni non aromatici, a bacca bianca, idonei alla coltivazione nella Regione Marche. Per il vino Doc Falerio Pecorino: Pecorino: minimo 85%. Possono concorrere da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici, a bacca bianca, idonei alla coltivazione nella Regione Marche

 Caratteristiche

Aspetto

Colore giallo paglierino tenue.

Profumo

Lievemente profumato, odore fresco di pomacee verdi e fiori di acacia, pesco.

Gusto

Sapore secco, sapido, armonico e leggermente acidulo.

Gradazione

Titolo alcolometrico volumico totale minimo 11,50% vol; 12,50% vol per il Falerio Pecorino.

Età ottimale

Da bersi giovane, entro il primo anno.

 

 

 Zona di produzione

 Tipologie

  • Falerio
  • Falerio Pecorino

 Calice e servizio

Va servito ad una temperatura tra i 14 e i 16 °C in calici di media ampiezza.

 

 

 

 

 Abbinamento con i cibi

Aperitivo stimolante a 8 °C. Suadente con la fragranza salsoiodica di molluschi bivaldi crudi, di crostacei e cefalopodi al vapore. Il gusto muschiato del "moscardino" (piccolo polipo bianco) cotto nel chiuso di una pentola senz'acqua né condimento, emerge con la freschezza del Faliero. Impreziosisce la diafana "canocchia" ("Squilla mantis") scottata insieme a due foglie di alloro come usavano fare i pescatori sulle barche a vela. A 10 °C il Faliero offre un delizioso connubio con il complesso gusto delle olive verdi "tenera ascolana" saporitamente farcite, appena fritte. Va bene con cotture e condimenti semplici di animali di bassa corte, con sformati di verdure e ortaggi a tendenza dolce. A 12 °C assume sufficiente morbidezza per accostarsi a formaggi teneri, semigrassi con moderata acidità.