Cereali

Il termine cereali non è una voce di classificazione botanica, ma il nome generico che raggruppa le piante erbacee con frutti da cui si può trarre farina. Oltre che le piante, il termine indica i loro chicchi e semi, da cui si ricavano prodotti come la granella.

Fin dall’antichità, i Piceni, genti italiche che al tempo degli Etruschi abitavano il territorio tra Romagna, Marche e Abruzzo, utilizzavano i cereali come base dell’alimentazione. Interessante il loro uso del farro. Nella tradizione marchigiana il farro è il protagonista di nutrienti zuppe, piatti tipici dell’entroterra collinare e montano. Il farro prodotto nelle Marche appartiene ad una specie particolarmente pregiata. È il Triticum dicoccum (farro medio o “vero farro”, antesignano del grano duro), anche detto “farro delle Marche”, la qualità più pura dell’antico cereale. Rinomate zone di produzione sono, nell’Anconetano, Loretello, e nel Pesarese, S. Lorenzo in Campo, al confine tra le province di Pesaro-Urbino e Ancona. La produzione eccellente di queste zone conferma la lunga storia del farro in regione. Nelle Marche il farro è infatti ufficialmente annoverato tra i prodotti tradizionali.

Anche il mais è un cereale molto legato alla vita rurale marchigiana. In particolare il granturco quarantino nostrano del Maceratese, nelle sue versioni “giallo” o “rosso scuro”, appartiene ad una varietà locale a impollinazione libera tradizionale. Tale pianta pertanto non la si può considerare ibrido, né modificata geneticamente (da qui il termine "nostrano" che le popolazioni locali riservano a tale pianta), come risulta dall'attestato rilasciato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore - Facoltà di Agraria di Piacenza - Istituto di Botanica e Genetica Vegetale.

Nelle Marche si fa per tradizione anche un grande uso di orzo mondo tostato macinato, spesso anche aromatizzato con semi di anice. L’utilizzo classico è infatti quello dell’orzo come succedaneo del caffè.