Ceramica

  

L’artigianato della ceramica caratterizza tutto il territorio delle Marche, dotandosi di volta in volta di particolarità tecniche e culturali. La maiolica è tutto ciò che viene cotto almeno due volte.

L’oggetto è forgiato a mano con l’argilla, può essere lavorato al tornio o mediante l’antica tecnica “a lucignolo”. L’esecuzione consiste nell’assemblare insieme dei tubicini di argilla, uno accanto all’altro, fino a definire la forma desiderata. Con l’argilla si possono inoltre modellare sculture a tutto tondo o bassorilievi. Molto importante è l’essicazione che deve essere lenta per evitare incrinature. Solo infatti quando l’oggetto è perfettamente asciutto, può essere cotto per la prima volta, ad una temperatura di circa 940°C. Il prodotto ottenuto da questa prima cottura è detto biscotto. La creazione viene quindi smaltata, con tecnica a immersione o a spruzzo. Poi decorata e cotta, per la seconda volta, ad una temperatura inferiore alla precedente di 20°C.

In quanto terra di confine, le Marche si caratterizzano per l’eterogeneità delle produzioni di ceramica, che fioriscono già in epoca medievale e si sviluppano parimenti alla pittura e alla scultura, traendo da esse ispirazione. Il termine “ceramica” deriva dalla parola greca kéramos che vuol dire “argilla”. La tipologia più comune di ceramica è la “terracotta”, argilla dal corpo poroso, cotta a 900°-1000° C. In alcuni casi la terracotta viene rivestita con lo smalto, che rende l’oggetto impermeabile e quindi decorata e nuovamente cotta, ad una temperatura di 900°-950° C, che consente ai colori di fondersi con lo smalto.

Le maggiori collezioni o raccolte di ceramica nelle Marche sono esposte nei musei di città che sono state importanti centri di produzione: Urbania, Urbino, Pesaro, Ascoli Piceno.