Artigiani arte liutaria

Arte liutaria

Nel territorio marchigiano è presente l'arte liutaria, che consente la costruzione e il restauro di strumenti di estrema sensibilità, quali violini, violoncelli, viole, contrabbassi, chitarre, bassi e mandolini. È un'arte e tecnica artigianale rimasta quasi immutata dall'epoca classica della liuteria, che rimane una delle poche arti a preservare la tradizionale lavorazione manuale per la produzione di strumenti ad alto livello. La produzione a mano permette inoltre varie personalizzazioni, impossibili nella produzione seriale, grazie alle quali si possono ottenere delicate sfumature di fraseggio e di intensità musicale. Entrando in una bottega di un liutaio saremo circondati da lime, sgorbie, scalpelli, assi, listarelle, ciocchi di abete e di acero, vernici, resine vegetali, minerali, tutto l'occorrente per una meticolosa lavorazione.

Le Marche vantano, al pari di altre regioni italiane, una tradizione nella liuteria e nella fabbricazione di strumenti musicali, che andrebbe studiata e valorizzata. Nomi del passato come Antonio Mariani da Pesaro, Rainaldo Ungarini da Fabriano, Giuseppe Odoardi detto il "Villan d’Ascoli" sono noti a quegli intenditori che riconoscono in loro gli artefici di un'arte liutaria importante nella storia delle attività marchigiane.

Appartenenti per secoli allo Stato Pontificio, l'Umbria e le Marche, ebbero una diversa cultura artigianale e musicale rispetto all'Italia settentrionale; nell'Ottocento con Andrea Postacchini si ebbe una figura determinante tra i liutai professionisti. Con lui, denominato “lo Stradivari delle Marche”, si apre una nuova pagina di liuteria in questa regione. Gusto e tecnica, raffinatezza e carattere distinguono questo liutaio di cui la formazione è ancora un mistero. A Urbino a fine Settecento lavorarono Pietro e Crescenzo Ugar, a Città di Castello è da ricordare Domenico Corbucci, a Pesaro Antonio e Fabio Mariani.  Di particolare rilievo nell'Ottocento e nel Novecento sono: Emidio e Costantino “il Turco” Celani, Cesare Castelli e Antonio Fabiani.

Ai maestri liutai di oggi presenti nelle Marche è riservato il compito di preservare questa arte, che spesso si tramanda di padre in figlio e diviene un mestiere di "nicchia" non alla portata di chiunque.